IA e Professioni: perché la vera sfida non è la tecnologia

L’uscita del Manifesto sull’Intelligenza Artificiale, presentato oggi al Forum di Torino dedicato alle nuove tecnologie, riporta al centro un tema cruciale: il modo in cui interpreteremo questa transizione definirà il nostro futuro professionale e competitivo. Le “fazioni antiche” si ripresentano: da un lato i tecno-ottimisti, pronti a parlare di un nuovo Eldorado; dall’altro i tecno-fobici, convinti che l’IA sia l’anticristo del lavoro.
La verità? L’IA non aspetta nessuno. È già qui.

Un cambiamento che non possiamo delegare

“Quello che conta non è se arriva, ma come incanaleremo questa trasformazione in un Paese come il nostro, con le nostre forze (talento, design) e le nostre stanchezze culturali (burocrazia, quella sottile resistenza all’innovazione). L’IA è il tappo che chiude il cerchio della digital transformation.”

La questione non è se l’IA sostituirà o meno qualcuno, ma quale direzione daremo a questa evoluzione. È una responsabilità culturale, ancora prima che tecnologica.

Il falso dilemma: IA contro professionista

Anche nella nostra professione di dottori commercialisti si sono create due correnti contrapposte:

  • Tecno-fobici, convinti che “l’intelligenza artificiale non serve a nulla, dà risposte sbagliate, non può sostituire un professionista”
  • Tecno-ottimisti, per i quali “l’IA, semplificando, può fare tutto”

Questo confronto è sterile. L’opposizione “IA contro professionista” è un falso dilemma.
L’IA si nutre di schemi esistenti: rielabora, combina, accelera. Ma non inventa. Non crea.
“L’intuizione, la diversità e l’innovazione restano patrimonio della mente umana, la vera risorsa del futuro.”

Il valore del professionista non è minacciato dalla tecnologia: cambia forma, si sposta più in alto nella catena del pensiero critico e dell’interpretazione.

La nuova catena del valore: il dato diventa intelligenza

Il Manifesto descrive con lucidità il funzionamento di questa trasformazione:
“Concretamente l’algoritmo prende dati e conoscenza, li mescola e produce analisi, decisioni… e fatturato. Qui entra in gioco il principio che semplifica la magia: il dato, processato dall’algoritmo, si fa output cognitivo. Chi resta fuori da questa catena di valore, semplicemente non esiste più.”

Non è una metafora: è il nuovo paradigma economico.
Il vantaggio competitivo non sarà più il prodotto, ma la qualità della conoscenza, la capacità di saperla usare, interpretare, migliorare.

Il ruolo del professionista: guidare, non subire

Chi saprà intraprendere “un viaggio di nuova conoscenza” sarà in grado di offrire un prodotto intellettuale capace di interpretare nuovi bisogni, non di inseguirli.
La partita non si gioca sulla quantità di tecnologia che utilizziamo, ma sulla nostra abilità nel governarla.

La tecnologia aumenta la velocità; la mente umana dà la direzione.

Conclusione: il futuro è una competenza, non un destino

L’IA non ci sostituirà se non ci sottrarremo al nostro ruolo naturale: essere interpreti, non meri esecutori.
Il futuro professionale apparterrà a chi saprà trasformare il dato in conoscenza e la conoscenza in valore.

E voi? In quale direzione state guidando la vostra trasformazione professionale?

Luigi Lampignano

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